Il direttore generale di Confcommercio Roma fa il punto sui contratti nazionali di categoria sottoscritti a volte da organizzazioni sindacali scarsamente rappresentative
«A Roma sta dilagando il dumping contrattuale che interessa il 10% circa dei lavoratori dei settori di commercio e servizi. Questi accordi pirata danneggiano sia i lavoratori che le aziende che vogliono crescere». L’allarme lo lancia Romolo Guasco, direttore generale di Confcommercio Roma, che fa il punto sui contratti nazionali di categoria sottoscritti a volte da organizzazioni sindacali («per fortuna una minoranza», precisa) scarsamente rappresentative.
I danni per il lavoratori
«Se da questi accordi il lavoratore viene danneggiato sia in busta paga, guadagnando meno, che sull’offerta di welfare aziendale, sulla previdenza integrativa e sulla formazione – fa notare il direttore generale – per le aziende il discorso deve essere allargato: infatti di fronte al piccolo risparmio sul costo del lavoro, mancano gli strumenti per verificare l’effettiva rappresentatività di certi sindacati dopo che vengono depositati i contratti collettivi al Cnel». A conti fatti in certi casi un macellaio finisce per guadagnare anche 5.800 euro in meno l’anno, un cuoco 4mila e un magazziniere fino a 8mila. «Purtroppo applicare queste intese finisce in realtà per danneggiare le aziende – spiega Guasco –. Quando invece si applicano i contratti come quelli che firma la Confcommercio con le associazioni sindacali più rappresentative, è prevista l’applicazione di una serie di istituti come, tra l’altro, l’apprendistato e gli sgravi fiscali: questo vuol dire qualità dell’azienda e qualità del lavoro».
La soddisfazione del lavoratore non è un optional
La felicità e la soddisfazione del dipendente non devono essere un optional: «Quando il lavoratore è contento di quello che fa, ne guadagna tutto il servizio e questo contribuisce a fare crescere la qualità del lavoro – osserva Guasco -. Altrimenti il servizio sarà scadente e questo finisce per danneggiare sia il lavoratore, che l’azienda. Inoltre avrà ripercussioni negative in un mercato iper concorrenziale perché l’impresa offre un servizio che sarà scadente». Il direttore generale ricorda anche che, di fronte al pluralismo di forme distributive (negozio di vicinato, grande distribuzione e online, ndr), «la differenza la fanno la qualità del prodotto che si offre e la qualità del servizio per il cliente, ma la qualità del servizio dipende dal tipo di contratto di lavoro».
La carenza nella ristorazione di cuochi e camerieri
I contratti poi rivestono una grande importanza soprattutto quando non si trovano certe figure nel settore della ristorazione e nel commercio: cuochi, camerieri, assistenti in cucina, gastronomi (che in passato erano chiamati «norcini»). «Chi serve in un negozio di alimentari (piccolo o grande) e sa spiegarti bene la qualità dei vari prodotti – sottolinea Guasco – è la chiave per garantire un servizio di qualità al cliente. Se però le aziende puntano a risparmiare subito qualche euro sui salari, usando accordi che abbassano la qualità del lavoro, allora avranno lavoratori insoddisfatti e finiranno per pentirsi di questi contratti pirata».
***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****
Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link