Clave para el Futuro de Nápoles


Massimo Di Porzio lo dice con claridad: «Senza giovani non c’è futuro». L’imprenditore napoletano nel settore della ristorazione, vicepresidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, dove tiene lezioni specialistiche su lievitazione e maturazione degli impasti, e presidente di FIPE-Confcommercio Regione Campania sottolinea che «sono loro la nostra risorsa principale, e devono avere il coraggio di tornare qui, riportando competenze, idee e professionalità maturate altrove. È l’unico modo per alzare il livello dei servizi e costruire un turismo di qualità». 

Le opportunità

Lo scenario che descrive è ricco di sfide. E l’America’s Cup rappresenta il banco di prova più immediato: «Parliamo di un evento internazionale che porterà in città visitatori abituati ad alti standard. L’accoglienza dovrà essere impeccabile e per questo servono figure qualificate. È l’occasione per generare occupazione di qualità, ma bisogna colmare la cronica carenza di personale specializzato». Un settore che secondo Di Porzio «deve essere rinforzato e migliorato, riflettendo sul tema approdi e aree in concessione balneare».

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Un altro tassello è rappresentato dai nuovi hotel cinque stelle di prossima apertura. «Il Marriott in via Verdi, il Radisson in via Chiatamone, il gruppo Forte che apre al Palazzo Caravita di Sirignano a Chiaia, poi le cessioni di alcuni alberghi al gruppo Hilton, come Britannique, Oriente e Palazzo Caracciolo. Quindi, ci sarà bisogno di figure altamente formate. Non solo camerieri o receptionist, ma maître, sommelier, chef, brigate, guide capaci di raccontare la città. Oggi tanti giovani napoletani, dopo la formazione, scelgono il Nord Italia o l’estero. Domani potranno restare qui, in strutture di livello internazionale». 

La formazione

Il punto centrale, però, resta la formazione. Per Di Porzio, il modello scolastico tradizionale non basta più. «Le scuole alberghiere hanno ancora programmi vecchio stampo. Si insegna la mise en place, la cucina di base, ma oggi serve molto di più. Digitalizzazione, sostenibilità, conoscenza dei mercati, lingue straniere: sono questi i veri strumenti per competere». Non solo teoria, ma anche pratica. «Un ragazzo deve vivere l’azienda, sperimentare il contatto diretto con il cliente. È la parte più difficile, perché richiede empatia, capacità di raccontare una ricetta o un vino, di trasmettere cultura. Questo non si impara sui libri, si impara sul campo».

Un ruolo importante lo possono giocare gli ITS Academy, che Di Porzio considera una strada decisiva ma ancora troppo sottovalutata. «Sono istituti di alta formazione tecnologica, costruiti in stretta collaborazione con le imprese. Eppure molti ragazzi non li conoscono nemmeno. Spesso sono i genitori ad avere informazioni più precise. Bisogna spingerli, valorizzarli, perché rappresentano la vera alternativa moderna al percorso universitario per chi vuole lavorare subito con competenze solide».

Il presidente insiste anche sugli stage: «Devono essere retribuiti e seri. Non lavori mascherati, ma percorsi di crescita che inseriscano i giovani nelle aziende e li aiutino a formarsi davvero. Io stesso ho collaboratori che hanno iniziato così e che oggi sono professionisti affidabili. La pratica non sostituisce la teoria, ma la completa». 

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Gli stipendi

Accanto alla formazione, resta il nodo degli stipendi. «Chi applica il contratto nazionale dei pubblici esercizi paga salari adeguati. Il problema sono i cosiddetti contratti pirata, che a parità di mansione riconoscono cifre più basse, con differenze fino a cinquemila euro l’anno. È una distorsione che il governo deve eliminare: ci vuole un unico contratto valido per tutti. Il lavoro deve essere retribuito in modo giusto e trasparente». 

L’artigianato

Il discorso si allarga poi al commercio e all’artigianato. «Napoli ha un patrimonio enorme: sartoria, ceramica, arte presepiale, gioielleria. Eppure questi mestieri rischiano di sparire perché percepiti come vecchi. È un errore. Con tecnologia, e-commerce e start-up possono rinascere e conquistare nuovi mercati». Il problema principale restano i costi. «Un piccolo artigiano non riesce a sostenere le spese di un negozio in centro. Per questo servono nuove soluzioni: laboratori delocalizzati nelle ZES, le Zone Economiche Speciali, dove i costi sono più bassi e ci sono incentivi, e punti vendita condivisi nei centri storici, magari temporanei, per dare visibilità ai prodotti».

Anche l’urbanistica deve fare la sua parte. «Le città europee hanno già scelto la pedonalizzazione dei centri. Napoli deve fare lo stesso: più aree senza traffico, più verde, spazi vivibili. Solo così il commercio può rinascere. Se un cliente deve affrontare traffico, parcheggi impossibili e caos, rinuncia. Serve una decisione politica chiara».

Il messaggio finale è rivolto ai giovani, con parole nette. «Viaggiare è importante, ti arricchisce. Ma la vera sfida è tornare. Io ho scelto di restare e non me ne pento. Napoli è una città che può dare grandi soddisfazioni, perché ha radici, cultura e creatività. Certo, i problemi quotidiani ci sono, comuni a molte metropoli, ma qui c’è una storia che ci nutre ogni giorno. Per questo dico: non “fuitevenne”, ma “tornatevene”. È qui che possiamo costruire il futuro».

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