Piccole imprese, la ripartenza è in salita: «L’Europa cambi passo»


CREMONA – Sarà probabilmente un autunno spinoso quello della piccola impresa cremonese. Questo, per il momento, è il sentore dei titolari a una settimana alla ripresa totale delle attività, e il timore di Sonia Cantarelli, presidente Apindustria Confimi. Peggio ancora sarebbe se le incognite esistenti restassero prive di contromisure, in un contesto in cui il mantra dell’imprenditore resta invariato (anzi, riconfermato dai recenti sviluppi geopolitici): «Incertezza». Una condizione che «rimane ancora la variabile principale che caratterizza l’attuale scenario economico — esordisce Cantarelli — rendendo difficile fare delle previsioni».

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Sonia Cantarelli

La sfida più insidiosa è rappresentata dallo tsunami dei dazi americani, che hanno raggiunto un profilo di compromesso dopo una sequela di trattative: «Sicuramente l’applicazione di dazi al 15% sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, che per il nostro Paese rappresentano il secondo mercato dopo la Germania (che a sua volta, in questo momento, sta vivendo una situazione economica difficile), avranno un forte impatto, qualora non siano introdotti dei correttivi o degli aiuti, sia a livello nazionale che europeo, a sostegno delle filiere più esposte». Più nel dettaglio, il fianco più esposto sarebbe quello dell’automotive, «già in grande difficoltà» oltre a quello dell’agroalimentare. «Detto questo — aggiunge Cantarelli — lo sguardo resta rivolto al futuro, e tra le priorità sicuramente ci deve essere quella di dare nuovo slancio agli investimenti».

C’è poi il fronte interno, legato alle politiche dell’Unione su cui Cantarelli vede un andamento vacillante, proprio quando servirebbe un interventismo più deciso: «Il taglio dei tassi da parte della Bce — entra nel merito — prima era già atteso per l’autunno. Oggi si parla di fine anno. Quello sarebbe un primo atto concreto a vantaggio dell’impresa, importante per dare impulso a nuovi investimenti. Sono inoltre necessari interventi strutturali, da una parte per rendere le aziende competitive. Penso, in particolare, al tema del costo dell’energia ed in generale dei fattori produttivi, per i quali le aziende italiane continuano a pagare cifre più elevate anche degli stessi competitor europei, per non parlare di quelli asiatici».

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A questo si aggiungono gli effetti collaterali di un apparato burocratico complesso, che costringe l’imprenditore a dedicare tempo ed energie alla gestione delle pratiche: «burocrazia e oneri crescenti — incalza Cantarelli — pesano in particolar modo sulle piccole e medie imprese, anche a Cremona. Spesso, ciò accade a causa di una legislazione europea “ridondante”, per utilizzare un eufemismo, per non dire paradossale».

Sul fronte opposto, l’Europa deve impegnarsi a «promuovere strumenti e agevolazioni certi ed effettivamente utili e fruibili a sostegno degli stessi investimenti». Si tratta, conclude Cantarelli, di non commettere lo stesso errore che tutt’ora pesa sulla 5.0, che ha visto il coinvolgimento di «risorse che non verranno utilizzate a causa di criteri e tempistiche che non tengono conto della realtà delle imprese».





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