Due progetti, uno per Cortina (da giovedì 28 agosto) e l’altro per Milano (a fine anno), della Wellness Foundation di Nerio Alessandri programmano già il post Olimpiadi. «Creiamo la cultura delle prevenzione, l’Italia sia Paese simbolo della qualità della vita», dice l’imprenditore
Può sembrare strano parlare del «dopo Olimpiadi» quando ai Giochi invernali di Milano Cortina 2026 mancano ancora sei mesi. Eppure, è proprio lì che Nerio Alessandri va a parare. Sulla «legacy» e sul ritorno di cui il sistema-Paese potrà beneficiare soprattutto dopo la manifestazione sportiva. Il patron di Technogym, con l’azienda che ha fondato quarant’anni fa a Cesena e che oggi è il marchio leader a livello globale per le attrezzature e le tecnologie digitali per il wellness, di Milano-Cortina 2026 è anche partner. «È la nostra decima Olimpiade», spiega Alessandri, che ha festeggiato il primo semestre 2025 del gruppo con ricavi a 458,8 milioni di euro (+14,1% sullo stesso periodo del 2024), dopo il record di 901 milioni a chiusura del bilancio 2024 (+11,5%). Il business è in aumento a doppia cifra sia nel b2b che nel b2c, e il fatturato è aumentato in tutte le regioni del mondo, con le Americhe che registrano il maggiore tasso di crescita.
Se alle Olimpiadi di Parigi Technogym aveva supportato oltre 13 mila atleti di ogni nazionalità, per la kermesse che riporta i Giochi sulle montagne italiane dopo 20 anni il gruppo allestirà 22 centri per la preparazione di oltre 3.500 sportivi, con oltre mille attrezzature. «Atleti di tutto il mondo hanno già applaudito il nostro made in Italy, la capacità di innovazione, di essere pionieri nella raccolta e utilizzo di dati e nell’offrire programmi di allenamento personalizzati», spiega Alessandri.
Ora con la Wellness Foundation, la no profit da lui creata e che è al lavoro per contribuire a costruire l’eredità che i Giochi lasceranno, Alessandri ha messo in piedi due progetti capofila: Milano Wellness City 2030 e Cortina in Wellness. «Sono convinto che i Giochi rappresentino un’importante occasione per diffondere la cultura della salute e dalla prevenzione e presentare l’Italia al mondo non solo come il Paese del turismo, ma come il Paese della qualità della vita e del benessere a 360° — spiega Alessandri —. Nel percorso di avvicinamento ai Giochi, la terza edizione di Cortina in Wellness (da giovedì 28 a sabato 30 agosto a Cortina, oltre 50 appuntamenti, tutti gratuiti, www.cortinainwellness.it) è un’opportunità per costruire una nuova identità del territorio, attenta ai valori dello sport e del benessere, che può diventare un grande volano per il turismo e non solo, nel medio e lungo termine».
Territorio e ingaggio
Ed è pensando a questo medio-lungo termine che Alessandri ha ideato il piano per la Milano Wellness City 2030. «Ci siamo chiesti: che cosa resta quando si spengono i fari? — ragiona l’imprenditore —. Quello che accade durante è meno “di impatto” di ciò che si può costruire dopo i Giochi. Con Milano Wellness City abbiamo creato negli stakeholder che hanno aderito al progetto — un gruppo di grande valore con alcuni dei nomi più in vista della città (Fondazione Cariplo, Fondazione Milano Cortina 2026, Bocconi, Politecnico di Milano e la Fondazione Politecnico di Milano, Humanitas University, Ospedale San Raffaele, Fondazione Umberto Veronesi ETS, Fondazione Human Technopole, Federalberghi, Assolombarda, Inter, AC Milan e Olimpia Basket, ndr) —, la fiducia per un dopo che, partendo dal brand Milano Cortina, rilanci la città in ottica di maggiore attenzione alla qualità di vita dei cittadini. Vogliamo, insieme e in modo indipendente, promuovere un modello sociale e culturale innovativo, dove la prevenzione e la qualità della vita dei cittadini siano al centro». A livello operativo, ciascun membro del gruppo di lavoro darà un contributo progettuale ed entro fine anno verrà presentato il primo Milano Wellness City Report.
«Credo molto al rapporto pubblico-privato e alla cross-fertilization, allo scambio di competenze, tra imprese, università e startup — continua Alessandri per spiegare come poi si potranno mettere a terra le idee raccolte —. Ma sono anche convinto che nell’ambito del benessere e della prevenzione serva creare la cultura, a cominciare dalle scuole, e questo è il momento giusto per farlo. Oggi il 98% della spesa pubblica per la salute va nelle cure, mentre una chiave di svolta è nella prevenzione, sulla quale noi stiamo puntando massicciamente: abbiamo la tecnologia e continuiamo a fare ricerca, collaboriamo con seimila ospedali al mondo per quella che è la nostra visione di healthness e di nuovo posizionamento come life science company». L’idea è che la prevenzione possa diventare, anche nel quotidiano, una pratica scientifica con protocolli iper personalizzati, «anche grazie alla nuova Technogym Checkup, in grado di testare tutti i parametri fisici e cognitivi del singolo utente. Siamo un’ecosistema, non una semplice azienda, in grado di offrire prodotti connessi, programmi di allenamento, formazioni, tecnologie e intelligenza artificiale», ribadisce Alessandri.
Investimenti e startup
Il percorso è segnato anche dagli ultimi investimenti di Alessandri. Con il family office Wellness holding ha investito nel 49% dell’acqua italiana premium Filette, di proprietà della famiglia Ricci, e ha acquisito il 100% di Dr Feel, primo ambulatorio virtuale autorizzato dal Sistema sanitario nazionale che «riceve» già 500 mila persone. Alessandri ha poi partecipazioni in Enervit e Starpool (progettazione di saune e spa, è stata invece ceduta la quota nella rete di cliniche The longevity Suite), mentre sul fronte delle collaborazioni Technogym ha appena inaugurato un nuovo centro di allenamento per i piloti della Formula 1 in Kent. Spiega l’imprenditore: «Vogliamo continuare a imparare. Wellness holding ha partecipazioni in una cinquantina di startup, soprattutto in Silicon Valley ma naturalmente anche in Italia, ad esempio a Milano siamo in Bending Spoons e in Datrix». Tornando a Technogym, riflette l’imprenditore, «preferisco parlare di open innovation, di contaminazioni — conclude Alessandri —. È stata ed è la chiave per crescere, da 40 anni, in media del 20% l’anno. Certo ci prendiamo anche dei bei rischi, puntiamo tanto sul nostro management, sulla cultura e sui processi aziendali e ci crediamo così tanto da aver creato al nostro interno una scuola permanente».
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